ISTITUTO COMPRENSIVO LOMBARDO RADICE – OVIDIO

SCOLARI IN MASCHERA

SCOLARI IN MASCHERA CON FRAPPIGLIA, IL PULCINELLA ABRUZZESE di Luciana Fusco SCOLARI IN MASCHERA SULMONA (AQ) – “ A Carnevale ogni scherzo vale”.

Data:
13 Febbraio 2016

SCOLARI IN MASCHERA

SCOLARI IN MASCHERA CON FRAPPIGLIA, IL PULCINELLA ABRUZZESE

di Luciana Fusco

SCOLARI IN MASCHERA

SULMONA (AQ) – “ A Carnevale ogni scherzo vale”. Un antico proverbio, questo, che ancora oggi è inserito nel linguaggio popolano italiano e che esprime la ricorrenza del “Martedì Grasso” subito prima del periodo di astinenza e digiuno della “Quaresima”, che inizia con il Mercoledì delle Ceneri. Motivo per cui anche le scuole, ognuna a proprio modo, inseriscono questa festa nel programma didattico- culturale, per arricchire il linguaggio antropologico e, non solo, i momenti di aggregazione e socializzazione degli alunni. È il caso dei bambini della V B dell’Istituto Comprensivo “G. Lombardo Radice”. Qui, in classe, gli scolaretti si sono cimentati in varie fasi di rappresentazione dell’ antichissima tradizione di Carnevale. Alunni in maschera e nel rito che caratterizza la festa allegorica. Scherzi, battute, filastrocche e brevi recitazioni inerenti a trame e

SCOLARI IN MASCHERA

maschere italiane della commedia dell’arte, sono stati il riferimento del puro divertimento. Brighella, Pulcinella, Arlecchino, Pantalone, sono state le figure di rilievo, in una classe colorata di coriandoli e stelle filanti. Ma c’è da domandarsi: gli scolaretti della VB potevano mai non menzionare le maschere ufficiali della propria regione Abruzzo? Ecco dunque, Frappiglia, che riuscì ad ingannare persino il diavolo, ma che ancora porta i segni del suo viaggio all’inferno: una camicia bianca per ricordare il paradiso, un abito grigiastro sfrangiato con lingue di fuoco ed una voglia sul volto che sembra proprio una maschera per ricordare l’inferno.
Il nome “Frappiglia” è il risultato dell’unione di due termini: “fra’”, da fràte, dunque fratello (usato

SCOLARI IN MASCHERA

spesso in Abruzzo come appellativo nei confronti di chi si conosce appena) e “piglia”, pigliare, termine che in molte parti dell’Abruzzo accompagna il gesto di cortesia che il padrone di casa compie nei confronti dell’ospite nell’atto di offrire “lu cumblimènde”, (generalmente vino e pizza dolce). Più in generale, il nome racchiude il carattere del personaggio che per la sua natura altruista, è portato a pigliarsi addosso i problemi degli altri, a cercare di risolverli, tanto da avere acquisito nel mondo anche la fama di essere una specie di taumaturgo o, più grossolanamente. una specie di stregone. In effetti la vicenda personale di Frappiglia lo porta a conoscere giovanissimo la morte che lo coglie in un momento di profonda disperazione legata alla sua “fame”. Desideroso di un piatto di pasta egli decide di accordarsi con il Demonio il quale, però, ne chiede in cambio l’anima. Frappiglia accetta ma chiede a sua volta, prima di morire, di fare testamento davanti ad un notaio e ai rappresentanti dell’inferno e del paradiso. Nel testamento di Frappiglia, in gran segreto, egli scriverà che data l’estrema povertà del defunto prima che “defungesse” egli stesso ha deciso di lasciare in eredità a se stesso l’unico bene più prezioso che gli sia rimasto: la sua stessa vita. Il notaio dispone che la donazione venga effettuata seduta stante. Il demonio e il cherubino, non potendo non rispettare le volontà del “cliente”, si mettono d’accordo per far tornare Frappiglia sulla terra e decidono di lasciare su di lui alcuni segni del suo passaggio nel mondo extraterreno. L’amore lega Frappiglia alla bella Mariuccia, donna dai tipici tratti abruzzesi che caratterizza il suo personaggio indossando il “cutolo”, la lunga gonna a pieghe tipica delle zone montane, la “presentosa” e le “sciacquaije”, due gioielli dell’antica tradizione orafa abruzzese.

Ultimo aggiornamento

23 Marzo 2016, 22:10